Lunedi XXII Settimana T.O.
II settimana del salterio

S. Messa
Orario estivo

Eaux vives
martedi-domenica
19,00

Carouge
domenica
10,00

10-13 settembre 2026
Nell’anno giubilare francescano, promosso da Papa Leone XIV, pellegrinaggio sulle orme di San Francesco, Santa Margherita da Cortona e San Carlo Acutis

Frase del giorno
“Non tutti i giorni possono essere buoni, ma c’è qualcosa di buono in ogni giorno”

Settimana n. 36/52
243 giorno del calendario gregoriano;
ne restano 122
alla fine del 2026

I secolo
E’ un uomo ricco e importante, membro del Sinedrio, che credeva nel regno di Dio. Nei Vangeli, appare soprattutto durante la sepoltura di Gesù. Pur essendo un uomo rispettato, ha avuto il coraggio di chiedere a Pilato il corpo di Gesù, cosa rischiosa perché Gesù era stato condannato a morte. Questo gesto dimostra la sua fede e il rispetto verso Gesù. Aiutato da Nicodemo, un altro uomo importante che portò aromi per la sepoltura, Giuseppe avvolse il corpo di Gesù nella sindone e lo mise in una tomba nuova, invece di lasciarlo in una fossa comune come usavano i romani. Così, pur sapendo che toccare un cadavere gli impediva di fare la Pasqua ebraica, Giuseppe scelse di onorare Gesù. Dopo la Pasqua, non si sa più nulla di lui nei Vangeli ufficiali, ma la sua immagine è famosa nelle rappresentazioni della deposizione di Gesù. La Chiesa lo ricorda insieme a Nicodemo il 31 agosto.

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. (Lc 4,16-30)