Un gruppo di 107 Fratelli Maristi per tradimento vennero presi prigionieri sulla nave “Cabo San Agustín”, in Barcellona, il 7 ottobre 1936. Portati nella prigione San Elias, durante la notte del 8 ottobre, 46 di loro, tra cui Fr. Laurentino, Provinciale, Fr. Virgilio, Visitatore, il maestro dei novizi, il direttore dello scolasticato e molti direttori di scuole, vennero portati nei cimiteri di Barcellona e fucilati. Il vice provinciale, Fr. Eusebio, già li aveva preceduti nel martirio. 172 Fratelli Maristi troveranno una morte violenta durante la persecuzione del 1936, in Spagna, una violenta persecuzione anti-cattolica e repressione politica scatenata durante i primi mesi della guerra civile spagnola iniziata con il colpo di stato del 17-19 luglio 1936.
Nei territori controllati dal Fronte Popolare (repubblicani, anarchici, comunisti e socialisti), la Chiesa cattolica venne ritenuta alleata dei militari ribelli e delle classi conservatrici. Solo nel 1936 furono uccisi la stragrande maggioranza dei quasi 10.000 ecclesiastici vittime del conflitto, tra cui 12 vescovi, migliaia di sacerdoti, seminaristi, frati e monache. Si stima che circa il 70% delle chiese spagnole subì saccheggi, incendi o distruzioni. Questi atti furono spesso il risultato di un’esplosione di anticlericalismo e di rivolte incontrollate di milizie anarchiche e di sinistra, scavalcando in molti casi lo stesso governo repubblicano. Nelle principali città della zona repubblicana (come Madrid, Barcellona e Valencia), sorsero centri di detenzione e interrogatorio noti come Checas (ispirati al modello sovietico). Qui venivano portati senza garanzie legali o processi regolari oppositori politici, sospettati di simpatizzare per i nazionalisti, monarchici o cattolici. Molti di loro subirono esecuzioni sommarie, tra cui le tristemente note uccisioni di massa (come quelle a Paracuellos o gestite dalle Checas locali).
Parallelamente, nelle zone conquistate fin da subito dalle truppe nazionaliste guidate dai generali ribelli (tra cui Francisco Franco), si scatenò un’analoga e spietata repressione (“terrore bianco”) contro sindacalisti, militanti di sinistra, amministratori della Repubblica, intellettuali e chiunque fosse sospettato di lealtà verso il Fronte Popolare, portando a decine di migliaia di fucilazioni sommarie.