10-13 settembre 2026
Nell’anno giubilare francescano, promosso da Papa Leone XIV, pellegrinaggio sulle orme di San Francesco, Santa Margherita da Cortona e San Carlo Acutis

Frase del giorno
La direzione del proprio cammino la si trova solo quando si agisce

Settimana n. 25/52
Giorni: 169 passati;
ne restano 196
alla fine dell’anno

È una delle storie più singolari della Chiesa antica. Marina di Bitinia divenne Santa intorno all’VIII secolo dopo una breve e intensa vita passata in convento sotto mentite spoglie accanto al padre. La storia della piccola Marina è cominciata con la vedovanza precoce del padre, che per il dolore si ritira in convento condannando a una tristezza inconsolabile anche la figlia. Il distacco non regge però alla forza dell’affetto. Eugenio racconta del suo dolore all’abate, gli chiede di poter vivere nel monastero con suo “figlio” e il suo superiore, commosso, dà l’assenso. Camuffata sotto le vesti di un frate, addestrata dal padre lungo il viaggio sulle usanze e i ritmi della vita religiosa, Marina fa il suo ingresso nel cenobio. Tanta è la perfezione con cui “Marino” trascorre la sua nuova vita e favorevole l’ambiente solitario a mantenere il riserbo che lo stratagemma riesce. Quel giovane è un fiore all’occhiello del monastero e suo padre è un uomo felice. Una gioia lunga tre anni, poi Eugenio si spegne.
Un giorno fra’ Marino viene inviato con altri confratelli a sbrigare una faccenda. Si fermano a dormire in una locanda nella quale, quella stessa notte, la figlia del locandiere viene stuprata da un soldato di passaggio. Quando si scopre incinta, la ragazza accusa i frati e in particolare Marino. Che potrebbe discolparsi facilmente, ma pensando a Cristo sceglie di addossarsi la colpa di cui è estraneo. Così il monaco modello finisce nel fango dell’ingiuria. Viene espulso dal monastero e obbligato ad accudire il neonato. Passano tre anni di stenti. Marino non si allontana dal cenobio. Langue nell’elemosina ma si dedica al bimbo con tutto l’affetto. I suoi antichi confratelli ne rimangono colpiti e chiedono all’abate la riammissione, concessa a patto che fra’ Marino si dedichi ai frati nei lavori più servili. Il giovane non fa una piega, riprende il saio con più zelo di prima continuando a curare il figlio adottivo.
Il logorio fisico che ha patito esige il suo prezzo. Un giorno lo trovano morto nella sua cella. Marino ha solo 25 anni. L’ultimo colpo di scena avviene quando i frati, ricomponendo la salma, ne scoprono l’identità e comprendono con enorme dolore l’infamia sopportata in silenzio da quel “monaco” così umile. Di prodigi operati già in vita se ne era parlato, ma dal momento della morte i segni straordinari attribuiti a Marina di Bitinia si moltiplicano. Dal 1200 le sue spoglie sono custodite e venerate a Venezia, di cui è compatrona.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». (
Mt 6,7-15)